Si è concluso a Taranto il Primo Congresso Nazionale RE-COND, tre giornate di formazione, confronto e partecipazione dedicate alle trasformazioni della professione e alle sfide che attendono il mondo condominiale. Un appuntamento che ha riunito amministratori, professionisti, imprese, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di costruire nuove prospettive per la categoria.
Ad aprire i lavori sono stati Giuseppe De Filippis e Isidoro Tricarico, con una riflessione sul valore della cultura per la professione: l’amministratore di condominio non può prescindere da preparazione, aggiornamento e consapevolezza del proprio ruolo.
La prima giornata ha affrontato temi centrali per l’attività quotidiana: Francesca Lex ha parlato di giustizia alternativa e mediazione; Vito Messi di sicurezza nei cantieri edili e ruolo tecnico dell’amministratore; Giuseppe Rigotti di gestione dello stress; Rosario Dolce degli effetti collaterali della prorogatio.
La seconda giornata ha offerto un ampio percorso di approfondimento. Valentina Pepoli ha esaminato il rapporto tra dati, algoritmi e privacy; Vincio Innocenti ha illustrato il protocollo di ristrutturazione condominiale; Antonio Bianchi ha trattato gli adempimenti fiscali e giuridici del nuovo amministratore; Riccardo Pozzilli ha analizzato l’andamento del mercato energetico nello scenario della crisi mondiale. Luca Garofalo ha approfondito le verifiche in condominio.
La riflessione è poi proseguita con Roberto Triola, sulla personalità giuridica del condominio e la ripartizione in deroga delle spese; Gianmarco Chingo’, sulla sicurezza condominiale e la responsabilità nei vari adempimenti; Milena Cacucciolo, sulle responsabilità penali dell’amministratore; Luca Ficuciello, sul sovraindebitamento e sulle strategie per la gestione della crisi condominiale; Anna Palmisano, sulla badante condominiale come opportunità, soluzione e innovazione.Un ringraziamento particolare va al senatore Ignazio Zullo, per la presenza e l’attenzione riservata alle istanze della categoria e al progetto RUNAC, e al sindaco di Taranto Piero Bitetti, che ha portato il saluto istituzionale dell’amministrazione comunale, accogliendo il Congresso nella città.
La mattinata conclusiva del 3 ottobre è stata dedicata ai lavori congressuali, alla discussione sui temi associativi e alle elezioni delle cariche nazionali. Un momento di partecipazione che ha segnato un passaggio importante per la crescita della RE-COND e per la definizione delle prossime attività.Il Congresso, valido ai sensi del DM 140/2014 e utile ai fini della preparazione alla certificazione secondo la UNI 10801:2024, è stato possibile grazie al contributo dei relatori e alla collaborazione di chi ha sostenuto l’iniziativa. RE-COND ringrazia i main sponsor UnoEnergy e Apulia Power, insieme a tutti gli sponsor e partner che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, e Benvenuti in Condominio per il supporto come media partner.
A tutti i partecipanti, ai relatori, agli sponsor e a quanti hanno lavorato all’organizzazione va il nostro grazie. Le idee e le relazioni nate in queste tre giornate continueranno a tradursi in impegno e iniziative concrete.Il percorso prosegue: l’appuntamento è a maggio 2027, per ritrovarci e continuare insieme il confronto sul futuro del condominio e della professione.
Al Congresso nazionale RE-COND di Taranto una domanda scomoda, ma necessaria: le associazioni stanno contribuendo davvero alla crescita della categoria? Le associazioni professionali possono essere una risorsa decisiva per gli amministratori di condominio. Possono offrire formazione, sostenere il riconoscimento della professione, raccogliere le esigenze di chi opera ogni giorno negli edifici e portare proposte concrete nelle sedi istituzionali. Ma una domanda deve accompagnare ogni forma di rappresentanza: le associazioni sono davvero luoghi di confronto e di crescita oppure, talvolta, rischiano di trasformarsi in centri di potere?È un interrogativo che non vuole alimentare contrapposizioni né mettere in discussione il valore dell’associazionismo. Al contrario, invita a misurarlo sulla sua funzione più importante: servire la categoria e contribuire alla sua rivalutazione.
Un’associazione rappresenta gli amministratori quando li ascolta, favorisce la partecipazione, mette a disposizione percorsi formativi qualificati e lavora per affrontare i problemi reali della professione. La rappresentanza acquista significato quando si traduce in competenze, tutela, proposte e risultati. Le cariche, da sole, non bastano: devono essere strumenti per realizzare obiettivi condivisi.Il rischio dei centri di potere emerge quando il confronto si restringe, la partecipazione diventa formale e le energie dell’organizzazione si concentrano più sulla conservazione degli equilibri interni che sul futuro della categoria. È un rischio che ogni associazione dovrebbe saper riconoscere e prevenire, attraverso trasparenza, ricambio, dialogo e responsabilità.
La professione dell’amministratore è chiamata a misurarsi con sfide sempre più complesse: la sicurezza degli edifici, la gestione delle spese, la formazione continua, l’innovazione digitale, la transizione energetica e il rapporto con condomini e istituzioni. Nessuna associazione può affrontare da sola tutti questi temi. Serve una rappresentanza capace di collaborare, ascoltare le diverse esperienze e costruire proposte comuni, nel rispetto delle identità di ciascuna organizzazione.È in questo quadro che, durante il Primo Congresso nazionale RE-COND, in programma a Taranto dall’1 al 3 ottobre 2026, il confronto sul ruolo delle associazioni assume particolare valore. Il Congresso può essere l’occasione per discutere non soltanto dell’organizzazione interna, ma anche di quale rappresentanza serva oggi agli amministratori e di quale futuro vogliamo costruire per la professione.La risposta non può essere un’associazione chiusa nel proprio perimetro, né una competizione permanente tra sigle.
Il futuro richiede organizzazioni autorevoli perché partecipate, capaci di dialogare e di incidere sui temi che riguardano il lavoro quotidiano degli amministratori e la tutela dei condomini.RE-COND guarda a un associazionismo che metta al centro la crescita della categoria: più confronto, più partecipazione e più capacità di trasformare le istanze degli amministratori in proposte concrete. Perché la rappresentanza è utile quando apre possibilità e costruisce futuro.
Una gioia indescrivibile, un’emozione che porterò sempre con me!
Ricevere il Primo Premio del concorso “Il Condominio Letterario” è stato un momento davvero speciale, capace di ripagare l’impegno, la passione e le emozioni racchiuse in ogni parola del mio racconto.
Il condominio non è soltanto un insieme di muri, scale e appartamenti: è uno straordinario microcosmo umano, fatto di incontri, conflitti, solidarietà, fragilità e storie che meritano di essere raccontate.
Questo riconoscimento assume per me un significato ancora più profondo perché si inserisce nel percorso che mi ha portato a scrivere “L’Italia in Condominio”, un libro nel quale ho cercato di raccontare il nostro Paese proprio attraverso la realtà condominiale. Il condominio, infatti, è uno specchio autentico dell’Italia: ne riflette i cambiamenti sociali, le difficoltà quotidiane, le contraddizioni, ma anche la capacità delle persone di confrontarsi, collaborare e costruire comunità.
Sono profondamente felice e onorato per questo riconoscimento, che mi incoraggia a continuare a scrivere e a raccontare, con autenticità, quel piccolo grande mondo che è il condominio.
Ringrazio di cuore la giuria, gli organizzatori del concorso e tutte le persone che hanno condiviso con me questa bellissima serata. Dedico questo premio a chi mi sostiene ogni giorno e a tutti coloro che credono nel valore della cultura, della scrittura e delle idee.
Un ringraziamento speciale a tutta la redazione di Benvenuti in Condominio in particolar modo ad Andrea Leta e Giuliani Giulia Nicora per avermi coinvolto in questa esperienza e soprattutto alla Regione Lombardia per aver regalato al mondo del condominio un grande momento di condivisione culturale.
Colgo l’occasione infine per ringraziare tutti gli amici del caffè Palombini, che da oltre un anno stanno condividendo un progetto importante di trasformazione della categoria degli amministratori di condominio per il bene non soltanto degli amministratori ma soprattutto di tutti i condomini.
L’ultimo ringraziamento è per mia moglie per avermi spinto a scrivere un libro che avevo in mente ma grazie alla sua determinazione sono riuscito a mettere nero su bianco!
Oggi porto a casa una targa, ma soprattutto un’emozione immensa. Grazie!
L’approvazione della delega per la riforma dell’ordinamento forense rappresenta un passaggio importante per l’evoluzione della professione di avvocato. Tra le novità più significative emerge la riduzione delle incompatibilità, con un’apertura verso lo svolgimento di alcune attività e l’assunzione di incarichi finora considerati incompatibili.
Per chi opera nel settore condominiale, questa è una notizia di particolare interesse.
Da anni si discute dell’apparente incompatibilità tra la professione di avvocato e quella di amministratore di condominio. Un dibattito che ha spesso generato incertezze interpretative e decisioni non sempre uniformi.
L’amministratore di condominio è un professionista della gestione, mentre l’avvocato è un professionista del diritto. Due figure che, soprattutto nei condomìni più complessi, possono integrarsi e offrire un valore aggiunto ai cittadini, nel pieno rispetto dei principi di indipendenza, trasparenza e deontologia.
Se il legislatore ha scelto di ampliare le attività compatibili con l’esercizio della professione forense, è il momento di affrontare definitivamente anche la questione del rapporto tra avvocatura e amministrazione condominiale, superando interpretazioni ormai non più in linea con l’evoluzione del mercato professionale.
Le competenze giuridiche sono oggi sempre più indispensabili nella gestione dei condomìni: contenzioso, mediazione, privacy, sicurezza, appalti, recupero del credito e responsabilità civile richiedono una preparazione specialistica che può rappresentare un valore per i condomini.
L’auspicio è che questa riforma possa aprire finalmente la strada a un chiarimento definitivo, riconoscendo che l’attività di amministratore di condominio, se svolta nel rispetto delle regole deontologiche e senza conflitti di interesse, non costituisce un limite ma un’opportunità di crescita per la professione forense.
Il futuro delle professioni passa attraverso competenze multidisciplinari, non attraverso incompatibilità ormai anacronistiche.
Avv. Isidoro Tricarico Segretario Nazionale RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari
L’approvazione al Senato del disegno di legge delega per la riforma di quindici Ordini professionali rappresenta un passaggio importante per il mondo delle professioni italiane. Il provvedimento punta a modernizzare gli Ordini, valorizzarne il ruolo sociale ed economico, aggiornare le attività riservate e semplificare l’esercizio delle professioni.
Eppure, ancora una volta, gli amministratori di condominio restano fuori da questo processo di riforma.
Una professione senza Ordine, ma con enormi responsabilità
L’amministratore di condominio gestisce oggi patrimoni immobiliari dal valore di milioni di euro, amministra bilanci sempre più complessi, coordina imprese e professionisti, garantisce il rispetto di norme sulla sicurezza, sulla privacy, sull’efficienza energetica e sulla gestione economica degli edifici.
È una figura che assume responsabilità civili, fiscali e, in molti casi, anche penali.
Nonostante questo, continua a essere una professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013 sulle professioni non organizzate in Ordini o Collegi.
Perché gli amministratori non rientrano nella riforma?
La risposta è principalmente giuridica.
Gli Ordini professionali sono istituiti esclusivamente per professioni considerate di interesse pubblico, nelle quali l’iscrizione all’Albo costituisce requisito indispensabile per esercitare l’attività.
L’amministratore di condominio, invece, svolge un’attività privata disciplinata principalmente dall’art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del Codice civile e dal D.M. 140/2014, che stabilisce i requisiti di formazione iniziale e di aggiornamento periodico.
In sostanza, il legislatore continua a ritenere sufficiente questo sistema, senza prevedere un Ordine professionale.
Una scelta che oggi mostra tutti i suoi limiti
Negli ultimi anni il ruolo dell’amministratore è profondamente cambiato.
La gestione della transizione energetica, delle comunità energetiche, della sicurezza degli edifici, dell’intelligenza artificiale applicata agli immobili, della digitalizzazione e dei bonus edilizi richiede competenze sempre più elevate.
A ciò si aggiunge un altro problema: non esiste un registro pubblico nazionale degli amministratori professionisti.
Di conseguenza:
i condomini faticano a verificare chi possieda realmente i requisiti professionali;
le istituzioni non dispongono di dati ufficiali sulla categoria;
permane il rischio di abusivismo professionale;
manca un sistema uniforme di controlli e trasparenza.
La proposta di RE-COND
Proprio per colmare questo vuoto normativo, RE-COND propone da tempo l’istituzione del Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio (RUNAC).
Non si tratta di creare un nuovo Ordine professionale, ma di introdurre uno strumento capace di garantire:
trasparenza;
qualificazione professionale;
verificabilità dei requisiti;
tutela dei condomini;
contrasto all’abusivismo;
maggiore riconoscimento istituzionale della professione.
Una riforma incompleta
La modernizzazione delle professioni non può fermarsi ai quindici Ordini interessati dalla riforma.
In Italia milioni di cittadini vivono in condominio e affidano ogni giorno la gestione del proprio patrimonio a professionisti che svolgono un ruolo strategico per la sicurezza degli edifici e la qualità della vita.
Ignorare questa realtà significa perdere un’importante occasione di modernizzazione del Paese.
È tempo che anche la professione dell’amministratore di condominio trovi finalmente il giusto riconoscimento normativo, attraverso strumenti adeguati alla sua evoluzione e alle responsabilità che oggi è chiamata ad assumere.
L’intervento dell’avvocato Isidoro Tricarico, Segretario nazionale RE-COND, sulla riforma dell’edilizia all’esame della Camera
La discussione parlamentare sulla riforma della disciplina edilizia sta entrando in una fase particolarmente delicata. Il disegno di legge delega per il nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni interviene, tra gli altri aspetti, sulla classificazione delle difformità, sulla regolarizzazione degli abusi storici, sulle procedure di sanatoria, sullo stato legittimo degli immobili e sulla semplificazione dei titoli edilizi.
Un tema che, secondo l’avvocato Isidoro Tricarico, Segretario nazionale RE-COND, non può però essere affrontato senza considerare una realtà che riguarda milioni di cittadini: il condominio.
«Il dibattito sulle sanatorie edilizie – sottolinea Tricarico – non può limitarsi al rapporto tra il singolo proprietario e la Pubblica Amministrazione. Quando l’immobile si trova all’interno di un condominio, qualsiasi intervento di regolarizzazione può avere conseguenze anche sulle parti comuni e sui diritti degli altri condòmini».
Il rischio è creare una sanatoria “a metà”
Il problema nasce dalla particolare natura del patrimonio immobiliare italiano.
Un’abitazione non è sempre un’entità isolata. In un condominio, una modifica realizzata all’interno di una singola unità immobiliare può interessare, direttamente o indirettamente, facciate, strutture, balconi, impianti, scarichi, parti comuni e persino le tabelle millesimali.
«È necessario – spiega il Segretario nazionale RE-COND – distinguere chiaramente la regolarizzazione amministrativa dell’abuso dagli effetti che quella regolarizzazione può produrre nei rapporti privatistici e condominiali. Una pratica edilizia definita dal Comune non può automaticamente risolvere tutte le problematiche che possono esistere nei confronti degli altri proprietari».
La distinzione tra condono e sanatoria è, del resto, fondamentale: il condono è uno strumento straordinario e derogatorio, mentre la sanatoria ordinaria opera nell’ambito delle condizioni previste dalla normativa edilizia.
Chi informa il condominio?
È proprio su questo punto che, secondo Tricarico, occorre intervenire nella fase legislativa.
«Immaginiamo – afferma – un proprietario che regolarizzi una modifica realizzata molti anni prima. Se quella modifica riguarda anche una parte comune, quali sono gli obblighi di comunicazione nei confronti del condominio? Qual è il ruolo dell’amministratore? Come vengono tutelati gli altri condòmini? E cosa succede se la modifica incide sulla sicurezza, sull’estetica dell’edificio o sulla ripartizione delle spese?»
Sono interrogativi che non possono essere lasciati alla successiva interpretazione dei tribunali.
La riforma dovrebbe invece prevedere procedure chiare, capaci di coordinare il procedimento edilizio con la realtà condominiale.
L’amministratore non deve diventare un tecnico urbanistico
Tricarico chiarisce anche un punto fondamentale.
«Non chiediamo che all’amministratore vengano attribuite competenze che non gli appartengono. L’amministratore non è un ingegnere, un architetto né un funzionario comunale e non deve certificare la conformità urbanistica di un immobile».
«Chiediamo, però – prosegue – che venga riconosciuto il suo ruolo di soggetto centrale nella gestione dell’edificio, perché è l’amministratore che si trova quotidianamente a gestire le conseguenze delle trasformazioni edilizie, a convocare le assemblee, a conservare la documentazione condominiale e a coordinare i rapporti con tecnici, imprese e proprietari».
È questa esperienza concreta che, secondo RE-COND, dovrebbe essere portata all’attenzione del legislatore.
La parola alle associazioni degli amministratori
Il punto politico sollevato dal Segretario nazionale RE-COND è quindi molto preciso: le associazioni degli amministratori di condominio devono essere ascoltate durante l’iter della riforma.
«Non chiediamo – precisa Tricarico – che la categoria degli amministratori venga privilegiata rispetto alle altre professioni. Chiediamo semplicemente che venga ascoltata».
Secondo il Segretario nazionale, il confronto dovrebbe coinvolgere amministratori, associazioni di categoria, professionisti tecnici, giuristi, Comuni e rappresentanti delle istituzioni.
«Chi scrive una norma deve sapere come quella norma verrà applicata nella vita reale. E nel settore condominiale questa conoscenza non può prescindere da chi amministra quotidianamente gli edifici».
Semplificare sì, ma senza generare nuovo contenzioso
La riforma dell’edilizia nasce anche dalla necessità di semplificare una materia che negli anni è diventata estremamente complessa. Il disegno di legge delega prevede infatti un riordino delle difformità edilizie, procedure più uniformi e interventi sulla regolarizzazione degli abusi storici.
Ma la semplificazione, avverte Tricarico, non deve trasformarsi in una nuova fonte di contenzioso.
«Il rischio – afferma – è quello di approvare norme apparentemente semplici che, una volta arrivate nei condomìni, producano invece nuovi conflitti tra proprietari».
E il problema non è teorico.
Un intervento edilizio può modificare superfici, destinazioni, volumetrie, accessi o utilizzi dell’immobile. In determinati casi può quindi rendere necessario affrontare anche questioni relative alla documentazione condominiale, alla sicurezza, alla ripartizione delle spese e, dove ne ricorrano i presupposti, alle tabelle millesimali.
«Il condominio deve entrare nell’agenda della riforma»
Per RE-COND, dunque, il tema delle sanatorie rappresenta anche un’occasione per aprire una riflessione più ampia sul ruolo del condominio nelle politiche abitative.
«Per troppo tempo – conclude Tricarico – abbiamo assistito a riforme della casa nelle quali il condominio sembrava quasi non esistere. Eppure gran parte del patrimonio edilizio italiano è organizzato proprio in forma condominiale».
«Se vogliamo davvero modernizzare il patrimonio immobiliare italiano, dobbiamo partire dalla realtà. E la realtà è che dietro una pratica edilizia non c’è soltanto un proprietario: spesso c’è un intero edificio, una comunità di condòmini e un amministratore che dovrà gestire concretamente gli effetti di quella normativa».
L’appello di RE-COND
L’avvocato Isidoro Tricarico, a nome della RE-COND, lancia quindi un appello alle istituzioni:
«Prima di approvare definitivamente norme che riguardano il patrimonio immobiliare italiano, ascoltate chi quel patrimonio lo gestisce ogni giorno. Le associazioni degli amministratori di condominio devono essere coinvolte nel confronto parlamentare sulla riforma dell’edilizia e sulle sanatorie».
Una richiesta che non nasce dalla volontà di difendere una categoria, ma dalla necessità di costruire norme più semplici, più chiare e soprattutto concretamente applicabili.
Perché una buona legge non è soltanto quella che risolve il problema sulla carta: è quella che non crea, domani, un nuovo problema nei milioni di condomìni italiani.
Tre giornate di formazione, confronto e crescita professionale dedicate al presente e soprattutto al futuro dell’amministrazione condominiale.
Il programma scientifico del Primo Congresso Nazionale RE-COND nasce con un obiettivo preciso: affrontare, con relatori di qualificata esperienza professionale, i temi che oggi incidono concretamente sull’attività dell’amministratore.
⚖️ Diritto condominiale, mediazione e arbitrato, sicurezza nei cantieri, responsabilità dell’amministratore, adempimenti fiscali e giuridici, ristrutturazione condominiale, mercato energetico, verifiche e controlli, gestione dello stress e rapporti con i condomini: un percorso formativo multidisciplinare che mette insieme competenze giuridiche, tecniche, fiscali e gestionali.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alle grandi sfide che attendono la categoria: professionalizzazione, sicurezza degli edifici, transizione energetica, digitalizzazione, innovazione e nuove responsabilità nella gestione del patrimonio immobiliare.
🎓 Il programma formativo del 1° e 2 ottobre è valido ai sensi del D.M. 140/2014 per l’anno 2026, con 16,30 ore complessive.
Il 3 ottobre sarà invece la giornata del Congresso Nazionale RE-COND: un momento fondamentale per la vita associativa, con le relazioni del Presidente e del Segretario Nazionale, il confronto sul D.M. 140/2014, sulla Legge 4/2013, sul RUNAC – Registro Unico Nazionale Amministratori di Condominio, sulla sicurezza, sull’innovazione e sulla programmazione 2026/2027, fino alle votazioni per il rinnovo delle cariche associative.
📍 Taranto – Delfino Hotel Taranto, HO Collection 📅 1 – 2 – 3 ottobre 2026
RE-COND vuole costruire una comunità di amministratori sempre più preparati, qualificati e consapevoli del ruolo sociale ed economico che sono chiamati a svolgere.
Un Congresso non soltanto per parlare dei problemi della professione, ma per elaborare insieme proposte e soluzioni.
Il tema degli affitti brevi torna al centro del dibattito europeo. Come emerge anche dalle recenti anticipazioni sulla possibile disciplina UE, si va verso una maggiore possibilità per le amministrazioni locali di intervenire nelle aree caratterizzate da forte pressione turistica e abitativa.
Ma c’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: l’impatto della crescita delle locazioni brevi sulla vita e sull’amministrazione dei condomìni, soprattutto nei centri storici e nelle grandi città a vocazione turistica.
Roma, Firenze, Venezia, Milano, Napoli, Bari e molte altre città vedono interi fabbricati nei quali appartamenti originariamente destinati alla residenza vengono utilizzati, stabilmente o frequentemente, per soggiorni di pochi giorni.
Per l’amministratore di condominio questo fenomeno può tradursi in una gestione molto più complessa. Non è la locazione breve in sé a costituire necessariamente un problema, quanto la concentrazione e la continua rotazione degli occupanti all’interno degli edifici.
Aumentano così le questioni legate all’utilizzo delle parti comuni, agli accessi di persone estranee al fabbricato, alla sicurezza, al rispetto degli orari e del regolamento condominiale, ai rumori, all’utilizzo degli ascensori, alla gestione dei rifiuti e, in alcuni casi, ai maggiori costi connessi alla più intensa utilizzazione dei servizi comuni.
C’è poi il tema della sicurezza degli accessi. Key box, serrature elettroniche, codici temporanei e sistemi di self check-in stanno modificando concretamente le modalità con cui si entra negli edifici. È quindi necessario trovare un equilibrio tra il diritto del proprietario di utilizzare economicamente il proprio immobile e quello degli altri condòmini alla sicurezza e alla tranquillità dell’edificio.
Il condominio non può diventare il grande assente
L’eventuale introduzione di nuovi strumenti europei e nazionali per regolamentare le aree sottoposte a maggiore pressione turistica non dovrebbe riguardare soltanto Comuni, proprietari, piattaforme digitali e operatori turistici.
Occorre ascoltare anche chi questi immobili li amministra ogni giorno.
Gli amministratori di condominio sono infatti tra i primi soggetti a raccogliere le conseguenze pratiche dei cambiamenti nell’utilizzo degli appartamenti: segnalazioni, contestazioni, problemi di convivenza, necessità di verificare i regolamenti e richieste di intervento sulle parti comuni.
La futura regolamentazione dovrà inoltre confrontarsi con un principio fondamentale: il diritto di proprietà e la possibilità di utilizzare il proprio immobile non possono essere compressi arbitrariamente, ma devono essere contemperati con la tutela della sicurezza, della destinazione degli edifici e dei diritti degli altri proprietari.
Per questo servono norme chiare, uniformi e concretamente applicabili. Non possiamo lasciare agli amministratori il compito di risolvere, condominio per condominio, conflitti che derivano da un fenomeno economico e sociale ormai strutturale.
RE-COND: «Gli amministratori devono essere coinvolti»
Come RE-COND – Rete degli Amministratori Condominiali e Immobiliari, riteniamo necessario che nel confronto istituzionale sugli affitti brevi venga riconosciuto anche il ruolo delle associazioni rappresentative degli amministratori.
La questione non può essere ridotta allo scontro tra turismo e residenza. Esiste un terzo livello, quello della convivenza condominiale, che riguarda milioni di cittadini e che rischia di diventare sempre più complesso nelle città ad alta densità turistica.
Regolamentare gli affitti brevi significa quindi anche chiedersi come cambierà il condominio delle nostre città.
E su questo gli amministratori professionisti devono poter avere voce.
RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari Per una gestione professionale, sicura e moderna del condominio.
Un premio che onora il mio impegno per la cultura del condominio.
Ricevere un riconoscimento nell’ambito della seconda edizione del concorso nazionale “Il Condominio Letterario” rappresenta per me motivo di autentico orgoglio e di profonda gratitudine.
Desidero ringraziare la testata “Benvenuti in Condominio”, promotrice dell’iniziativa, la giuria e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della cerimonia di premiazione, svoltasi il 13 settembre nella prestigiosa cornice della Fiera di Varese.
Questo premio assume per me un significato particolare perché riconosce il valore della scrittura come strumento di conoscenza, approfondimento e cambiamento. Il condominio, infatti, non è soltanto un insieme di edifici, norme e adempimenti: è un luogo nel quale si incontrano persone, diritti, responsabilità, conflitti, solidarietà e differenti modi di vivere la comunità.
Da avvocato e studioso della materia condominiale, ho sempre cercato di raccontare questo mondo andando oltre il dato puramente tecnico. Scrivere di condominio significa, in fondo, raccontare una parte importante della società italiana, affrontandone i problemi ma anche individuando nuove prospettive per una gestione più moderna, competente, trasparente e rispettosa delle persone.
Dedico questo riconoscimento a tutti coloro che condividono con me questo percorso: ai colleghi, agli amministratori di condominio, ai professionisti, alle associazioni e a quanti credono nella formazione e nella necessità di costruire una nuova cultura dell’abitare.
Un ringraziamento particolare va a chi, attraverso il confronto quotidiano, le esperienze professionali e le tante storie vissute negli edifici italiani, continua a offrirmi occasioni di studio, riflessione e crescita.
Questo premio non rappresenta un punto di arrivo, ma uno stimolo a proseguire con ancora maggiore entusiasmo nel lavoro di ricerca, divulgazione e proposta. Il condominio merita di essere raccontato e studiato perché, dietro ogni porta, assemblea o controversia, si trova sempre una storia umana.
Grazie di cuore agli organizzatori del concorso “Il Condominio Letterario” per questo importante riconoscimento e per aver dato spazio e voce a un settore che riguarda la vita quotidiana di milioni di italiani.
Come segretario nazionale RE-COND e fondatore del centro studi OGGICONDOMINIO, nonché della Isidoro Tricarico Academy, ringrazio tutti gli amici associati per portare avanti insieme un progetto di cultura e di rilancio dell’intera categoria degli amministratori di condominio.
A presto l’uscita de “L’Italia in condominio” per continuare ad analizzare insieme i problemi le vicende e le dinamiche che riguardano il mondo del condominio in Italia.
Essere presenti a Condominio in Fiera significa condividere idee, esperienze e visioni per un settore che ha bisogno di competenza, formazione e soprattutto di una nuova cultura della professionalità.
Ogni occasione di confronto è un’opportunità per crescere e contribuire a dare maggiore valore al ruolo dell’amministratore di condominio.
Con passione, competenza e responsabilità. Sempre dalla parte della professionalità.
RE-COND: «La casa resta centrale nella ricchezza delle famiglie italiane. Servono amministratori sempre più preparati a gestire una proprietà diffusa e socialmente diversificata».
Il mercato immobiliare italiano sta attraversando una trasformazione che riguarda direttamente anche il mondo del condominio.
I dati riportati nell’analisi pubblicata sulla stampa economica mostrano un fenomeno particolarmente interessante: la proprietà della casa si sta ampliando anche tra le famiglie appartenenti alle fasce di reddito più basse, passando, nel periodo considerato, da circa il 54% a oltre il 60%.
È un dato che merita attenzione perché conferma quanto il mattone continui a rappresentare uno dei principali strumenti di costruzione e conservazione del patrimonio delle famiglie italiane.
Ma una proprietà immobiliare più diffusa significa anche un cambiamento della composizione sociale dei condomìni.
DALL’AMMINISTRATORE CONTABILE AL GESTORE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE
Per RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari, questa evoluzione deve portare a una riflessione sulla professione dell’amministratore.
Oggi nello stesso edificio possono convivere proprietari con capacità economiche molto differenti: famiglie che hanno acquistato l’abitazione attraverso un mutuo, pensionati proprietari di immobili acquistati molti anni fa, investitori, giovani proprietari, locatori, immobili destinati agli affitti brevi e nuclei familiari per i quali anche una spesa condominiale straordinaria può rappresentare un problema importante.
L’amministratore si trova quindi sempre più spesso a dover coniugare la conservazione dell’edificio con la sostenibilità economica delle decisioni condominiali.
Pensiamo agli interventi sulle facciate e sulle coperture, agli ascensori, alla sicurezza degli impianti, all’efficientamento energetico, al fotovoltaico, alle comunità energetiche, all’adeguamento tecnologico degli edifici.
Non basta più chiedersi quali lavori siano necessari. Occorre anche programmare quando realizzarli, come finanziarli e come distribuire nel tempo il loro peso economico.
MOROSITÀ E FRAGILITÀ ECONOMICA: UNA DELLE GRANDI SFIDE
L’allargamento della proprietà immobiliare alle fasce economicamente meno forti presenta infatti anche un’altra faccia della medaglia.
Essere proprietari di un’abitazione non significa necessariamente disporre di una elevata liquidità.
Una famiglia può possedere la casa in cui vive e, contemporaneamente, trovarsi in difficoltà davanti a una rata straordinaria di alcune migliaia di euro.
Da qui nasce una delle questioni che nei prossimi anni interesserà maggiormente gli amministratori: la gestione della morosità condominiale senza compromettere l’equilibrio finanziario dell’intero edificio.
Il condominio deve continuare a pagare fornitori, utenze, manutenzioni e lavori anche quando alcuni proprietari incontrano difficoltà.
Per questo diventano fondamentali una corretta programmazione finanziaria, una gestione trasparente del rendiconto, la tempestività nella riscossione delle quote e una maggiore capacità di prevenire le situazioni di insolvenza.
LA CASA È UN PATRIMONIO, MA DEVE ESSERE CONSERVATO
C’è poi un altro aspetto.
L’aumento del numero dei proprietari rende ancora più evidente la necessità di tutelare il valore del patrimonio immobiliare condominiale.
Un appartamento inserito in un edificio scarsamente manutenzionato, energeticamente inefficiente o con problemi strutturali perde inevitabilmente parte del proprio valore.
L’amministratore diventa quindi sempre più un soggetto chiamato non soltanto a pagare fatture e convocare assemblee, ma a programmare la conservazione e la valorizzazione dell’immobile nel medio e lungo periodo.
Ed è proprio qui che si giocherà una parte importante del futuro della professione.
RE-COND: SERVE UN NUOVO MODELLO DI AMMINISTRATORE
Il mercato immobiliare sta cambiando. Cambiano i proprietari, cambiano le modalità di utilizzo degli appartamenti, cambiano le tecnologie e aumentano gli obblighi legati alla sicurezza e alla transizione energetica.
Non può quindi rimanere immutata la figura dell’amministratore di condominio.
RE-COND ritiene necessario puntare sempre più sulla formazione professionale, sulla qualificazione, sulla digitalizzazione e sulla capacità di programmare la gestione economica e tecnica degli edifici.
Perché se la casa continua a rappresentare una delle principali forme di ricchezza delle famiglie italiane, chi è chiamato ad amministrare gli edifici nei quali questa ricchezza è custodita assume una responsabilità economica e sociale sempre maggiore.
Il condominio non è soltanto un insieme di appartamenti. È una parte fondamentale del patrimonio delle famiglie italiane. E amministrarlo bene significa contribuire a proteggerne il valore.
Le associazioni nazionali degli amministratori di condominio uniscono oggi la propria voce per chiedere con forza una riforma organica, moderna e responsabile della disciplina che regola una figura centrale nella vita di milioni di cittadini italiani.
Il condominio non è solo un insieme di immobili:
è infrastruttura sociale, presidio di legalità, nodo strategico per la transizione energetica, la rigenerazione urbana, la sicurezza degli edifici e la corretta gestione delle risorse.
Gli amministratori di condominio operano quotidianamente tra obblighi sempre più complessi, responsabilità crescenti e norme frammentate, spesso obsolete.
È necessario riconoscere, valorizzare e regolamentare in modo chiaro una professione che svolge una funzione di interesse pubblico.
Chiediamo alle istituzioni:
una riforma chiara e coerente della normativa condominiale
il riconoscimento del ruolo professionale dell’amministratore
strumenti adeguati di formazione, qualificazione e trasparenza
regole certe per tutelare cittadini, condomini e operatori del settore
Chiediamo a tutti gli amministratori, ai professionisti del comparto e ai cittadini di sostenere questa richiesta:
una riforma giusta non è una battaglia di categoria, ma un investimento sul futuro dell’abitare in Italia.
Negli ultimi anni si è riacceso il dibattito sulla possibilità che la stessa persona eserciti contemporaneamente l’attività di agente immobiliare e quella di amministratore di condominio. Alcune recenti pronunce giurisprudenziali hanno attenuato il rigido principio di incompatibilità previsto in passato, aprendo la strada a valutazioni caso per caso.
Ma il fatto che qualcosa possa essere giuridicamente consentito non significa necessariamente che sia opportuno.
Due professioni con interessi potenzialmente contrapposti
L’amministratore di condominio è chiamato a tutelare gli interessi collettivi dei condomini, garantendo imparzialità, trasparenza e corretta gestione delle parti comuni.
L’agente immobiliare, invece, svolge un’attività finalizzata alla conclusione di compravendite e locazioni, operando in un mercato dove il successo professionale dipende dalla capacità di acquisire clienti e concludere affari.
Quando le due figure coincidono, il rischio di conflitto di interessi diventa evidente.
Pensiamo ad esempio a: informazioni privilegiate acquisite come amministratore che possono essere utilizzate nell’attività di intermediazione; segnalazione preferenziale di immobili in vendita o in locazione presenti nei condomìni amministrati; utilizzo della posizione di amministratore per acquisire incarichi immobiliari;
difficoltà nel mantenere una posizione neutrale in situazioni che coinvolgano proprietari, acquirenti o investitori.
Il problema della fiducia
L’amministratore gestisce dati sensibili, informazioni economiche, situazioni patrimoniali e problematiche personali dei condomini.
La fiducia che gli viene accordata deriva proprio dalla sua posizione di terzietà.
Quando lo stesso soggetto svolge anche attività commerciale di intermediazione immobiliare, questa percezione di imparzialità rischia inevitabilmente di essere compromessa.
Non è importante soltanto che il conflitto non si verifichi concretamente; è altrettanto importante evitare che possa anche solo apparire possibile.
Una questione di etica professionale
Le professioni evolvono e il mercato cambia, ma alcuni principi restano fondamentali.
Tra questi vi è la separazione tra chi amministra un patrimonio e chi opera commercialmente sul mercato degli immobili.
In molti settori professionali le incompatibilità non nascono per limitare il lavoro, ma per proteggere gli utenti e garantire indipendenza di giudizio.
Lo stesso principio dovrebbe valere nel mondo del condominio.
Serve una riflessione legislativa
Le recenti aperture giurisprudenziali non possono far dimenticare che il condominio rappresenta oggi uno dei principali patrimoni economici del Paese e coinvolge milioni di cittadini.
Per questo motivo sarebbe opportuno che il legislatore intervenisse in modo chiaro, definendo regole precise che garantiscano trasparenza, indipendenza e assenza di conflitti di interesse.
La domanda da porsi è semplice:
Chi amministra il patrimonio dei condomini deve essere un professionista completamente indipendente oppure può contemporaneamente svolgere attività economiche che traggono vantaggio dalla stessa posizione?
Su questo tema il dibattito è aperto, ma la tutela dei condomini dovrebbe sempre restare la priorità assoluta.
RE-COND è lieta di invitare amministratori di condominio, professionisti del settore, tecnici e operatori della filiera immobiliare a un importante momento di confronto, aggiornamento e crescita professionale.
Un pomeriggio ricco di contenuti dedicati alle nuove sfide dell’amministrazione condominiale, con interventi su:
Intelligenza artificiale e gestione dello studio professionale
Conto Termico 3.0 e nuove opportunità per i condomìni
Evoluzione della professione di amministratore
Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio (RUNAC)
Innovazione, servizi e strumenti per il futuro della categoria
L’evento vedrà la partecipazione dei vertici nazionali e regionali di RE-COND, rappresentanti delle associazioni professionali e importanti partner del settore.
Rilascio di 4 CFP per gli associati RE-COND
Sarà inoltre un’occasione preziosa per creare nuove relazioni professionali, condividere esperienze e confrontarsi sulle prospettive del mondo condominiale.
Conclusione dei lavori con aperitivo in terrazza.
Il futuro dell’amministrazione condominiale si costruisce attraverso formazione, innovazione e rappresentanza.
Gentili Colleghi, siamo lieto di invitarVi al convegno formativo: “L’amministratore e il Recupero Crediti nel Condominio” 📍 Bari – Sala delle Adunanze del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari 📅 27 Maggio 2026 🕒 Ore 15:00 – 18:00 Un importante momento di confronto dedicato ai temi del recupero crediti condominiale, della riscossione forzosa e del ruolo dell’amministratore di condominio tra requisiti professionali e prorogatio. Interverranno autorevoli relatori del mondo forense, accademico e della gestione condominiale. La partecipazione consente il riconoscimento di n. 3 crediti formativi ordinari. Sarà un’occasione concreta di aggiornamento professionale e di approfondimento su problematiche sempre più attuali nella gestione del condominio. Vi aspettiamo numerosi.
Nel settore dell’amministrazione condominiale, la legalità non è soltanto un obbligo normativo, ma una vera e propria scelta di responsabilità verso i cittadini, le famiglie e il patrimonio immobiliare del Paese. Ogni amministratore di condominio gestisce beni, risorse economiche, sicurezza degli edifici e rapporti tra persone: per questo motivo, operare nella trasparenza e nel rispetto delle regole significa garantire tutela ai condomini e dignità alla professione. Oggi più che mai, gli amministratori di condominio professionisti sentono l’esigenza di distinguersi da chi improvvisa, da chi opera senza adeguata formazione o da chi non rispetta gli standard richiesti dalla legge. Scegliere la legalità significa scegliere competenza, aggiornamento professionale, correttezza amministrativa e responsabilità civile. Vuol dire offrire ai condomini la certezza di affidarsi a figure preparate e riconoscibili, capaci di operare nell’interesse collettivo con serietà e professionalità. In questo contesto, l’istituzione di un Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio rappresenterebbe una svolta fondamentale per l’intero comparto. Un registro ufficiale, pubblico e verificabile, potrebbe diventare l’unica vera fonte di riferimento per individuare i professionisti in regola, qualificati e abilitati all’esercizio della professione. Un sistema di questo tipo porterebbe benefici concreti sia agli amministratori sia ai condomini. Per gli amministratori, significherebbe il riconoscimento formale della propria professionalità, la valorizzazione del percorso formativo e la possibilità di emergere in un mercato spesso confuso e privo di riferimenti certi. Chi lavora con correttezza avrebbe finalmente uno strumento per dimostrare la propria affidabilità e per distinguersi da chi danneggia l’immagine dell’intera categoria. Per i condomini, invece, il registro costituirebbe una garanzia di trasparenza e sicurezza. Sapere che l’amministratore incaricato è regolarmente iscritto in un elenco ufficiale significherebbe poter verificare requisiti, formazione, aggiornamenti e conformità professionale. Questo aumenterebbe la fiducia nei confronti della figura dell’amministratore e ridurrebbe il rischio di affidarsi a soggetti privi delle necessarie competenze. La creazione di un Registro Unico Nazionale non sarebbe quindi soltanto un passo verso una maggiore regolamentazione, ma diventerebbe un vero presidio di legalità. Significherebbe affermare un principio chiaro: la gestione dei condomini deve essere affidata esclusivamente a professionisti qualificati, identificabili e responsabili. In un’epoca in cui la trasparenza è diventata un valore imprescindibile, il registro unico nazionale potrebbe diventare l’unica fonte certa di riferimento per il settore condominiale, favorendo un sistema più ordinato, più sicuro e più credibile. Gli amministratori di condominio che scelgono la legalità scelgono di dare valore alla propria professione e di tutelare concretamente i cittadini. È proprio da questa scelta di responsabilità che può nascere una nuova stagione per la categoria: una stagione in cui il merito, la competenza e la trasparenza diventino i pilastri di una professione finalmente riconosciuta e pienamente affidabile. Perché scegliere la legalità non è solo rispettare le regole: è costruire fiducia. E il Registro Unico Nazionale può diventare il simbolo concreto di questa fiducia.
Avv. Isidoro Tricarico segretario nazionale RE-COND
Raggiunto sabato scorso l’accordo fra le associazioni di categoria sul registro unico nazionale amministratori di condominio (RUNAC).
L’accordo prevede l’introduzione di un registro unico nazionale di tutti l’amministratore di condominio professionisti in regola con la vigente normativa.
Tale registro sarà pubblico online presso il MiMiT che garantirà l’iscrizione attraverso la formazione eseguita presso le associazioni di categoria e scritte alla legge 4/2013.
Le Associazioni di categoria hanno deciso di combattere gli amministratori di condominio illegittimo ed illegali che non garantiscono sicurezza negli stabili condominiali, controllando direttamente coloro che hanno tutti i requisiti previsti per legge.
Il disegno di legge verrà presentato pubblicamente l’11 aprile a Roma presso l’hotel Saint Martin.
Presente la stampa e tutte le associazioni di categoria.
Combattere gli amministratori abusivi e un principio di legalità al quale le associazioni di categoria non vogliono sottrarsi.
Sempre più difficili le condizioni dei proprietari immobiliari italiani, sempre più critica le gestioni condominiali che non offrono strumenti efficaci per gestire al meglio i beni comuni. Tra amministratori di condomini e proprietari immobiliari c’è una voragine profonda fatta di legge mancate e di riforme disattese. Da qui nasce l’esigenza di chiedere a gran voce al governo una nuova strategia della casa, un nuovo piano strategico che vi riesca ad accogliere il professionisti del settore condominiale con i proprietari degli immobili al fine di garantire al meglio la propria gestione. La normativa vigente oggi presenta diverse lacune che il piano casa Nazionale non riesce a garantire, sia dal punto di vista della rigenerazione urbana che dal punto di vista dell’inclusione. Oggi quando si sente parlare di piano casa si pensa subito alla possibilità di modificare i propri immobili dal punto di vista edilizio ed urbanistico. In realtà il piano casa deve servire a sostenere oggi Chi non riesce ad ottenere un immobile per poterci vivere, affrontando il problema delle morosità inconsapevoli, sostenendo le categorie più deboli. “Ciò che manca in Italia oggi è un piano generale strategico della casa, il piano di sostegno ha tutti i proprietari immobiliari che possono conservare il proprio patrimonio immobiliare e migliorare l’efficientarlo dal punto di vista ecologico” queste le parole del segretario nazionale RE-COND, Avv. Isidoro Tricarico. È necessario sostenere una offerta abitativa aiutando i proprietari a recuperare gli immobili inutilizzati, valorizzando il patrimonio esistente, Offrendo la possibilità di utilizzare case sfitte o non adeguabili per l’offerta turistica. Soprattutto sul piano sociale integrativo si stanno muovendo le associazioni di categoria degli amministratori di condominio spingendo verso partenariati pubblici e privati e soprattutto verso modelli abitativi innovativi. Per questo sarebbero necessari stanziamenti su fondi pubblici statali pluriennali, fondo sviluppo e coesione, risorse esterne per l’efficientamento energetico. Un piano che orienti le famiglie nella programmazione degli interventi necessari previsti e soprattutto consenta agli investitori di avere le necessarie garanzie. Per migliorare l’offerta e la qualità del servizio nella gestione degli immobili garantendo legalità e trasparenza è necessario formare una classe di amministratori di condomini che possa gestire nel miglior modo fondi pubblici e strategie coordinate. Un piano che sostenga gli amministratori di condominio nell’opera di manutenzione degli stabili consentendogli di operare in maniera tecnica ed economica attraversoun valido ed efficace strumento giuridico per recuperare i crediti condominiali. Importante anche la definizione sul piano sociale su come il piano strategico della casa possa aiutare tutte le generazioni a inserirsi nel contesto sociale e sentirsi parte integrante attiva. Necessario per questo tipo di interventi di interlocuzione con le associazioni di categoria attraverso una rete di professionisti che opera nel settore che con l’esperienza chiarezza e determinazione potranno consigliare meglio il governo della manovra immobiliare. Al governo l’impegno di inserire nell’agenda politica un programma chiaro ed efficace che aiuti tutti gli italiani a gestire i propri immobili.
La disciplina dell’amministratore di condominio trova fondamento nel Codice Civile e, in particolare, negli artt. 1129, 1130, 1130-bis e 71-bis disp. att. c.c. La riforma del condominio (L. 220/2012) ha introdotto requisiti minimi per l’esercizio dell’incarico, prevedendo formazione iniziale, aggiornamento periodico e obblighi di trasparenza gestionale.
Tuttavia, la normativa non stabilisce alcun sistema di accreditamento nazionale né un registro ufficiale pubblico e istituzionale dei professionisti abilitati. La verifica dei requisiti resta affidata ai singoli condomini o ad associazioni private, con notevoli lacune operative.
Da qui l’esigenza di istituire un Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio (R.U.N.A.C.), con funzione certificativa e di vigilanza professionale.
L’art. 71-bis disp. att. c.c. individua i requisiti per assumere l’incarico, ma non prevede un archivio ufficiale che consenta di verificarli. Un registro nazionale renderebbe:
certa, verificabile e opponibile la posizione professionale del soggetto;
consultabile il possesso dei requisiti morali, fiscali e formativi;
trasparenti corsi, crediti formativi e aggiornamenti obbligatori.
La certificazione non sarebbe più documentale e frammentaria, ma unitaria e verificabile tramite un canale istituzionale.
La legge prevede obbligo di aggiornamento, ma non un sistema di controllo.
Il registro potrebbe introdurre un sistema di accreditamento formativo, simile a quello previsto per ordini professionali:
registrazione dei crediti formativi ottenuti;
obbligo di aggiornamento annuale certificato;
sospensione automatica in caso di mancato adempimento.
Questo garantirebbe standard professionali misurabili e omogenei su scala nazionale.
La nomina dell’amministratore è un atto fiduciario ma con rilevanza giuridico-patrimoniale. Un registro pubblico consentirebbe ai condomini di:
consultare le credenziali prima della nomina o riconferma;
conoscere eventuali sanzioni disciplinari o sospensioni;
verificare la posizione assicurativa e le garanzie professionali.
Si ridurrebbe il rischio di affidare patrimoni immobiliari a soggetti impreparati o non qualificati.
L’assenza di un registro agevola l’improvvisazione e l’ingresso nel settore di figure non qualificate. Il RUNAC permetterebbe:
identificazione univoca degli iscritti attraverso matricola digitale;
obbligo di possesso di assicurazione RC professionale;
tracciamento delle attività e delle responsabilità.
La professione assumerebbe così caratteristiche più vicine a un’attività ordinistica o para-ordinistica, con tutele maggiori per il mercato.
Il condominio è oggi il principale contenitore fisico della popolazione italiana. L’amministratore gestisce manutenzioni, impianti, adempimenti fiscali, sicurezza, appalti e bonus edilizi.
Un registro nazionale garantirebbe competenza tecnica minima per:
sicurezza e regolarità degli impianti (DM 37/2008);
Un professionista formato riduce errori gestionali, responsabilità civili e penali, e il ricorso a contenziosi ex artt. 63 disp. att. c.c. e 645 c.p.c.
Il registro sarebbe il primo passo verso un riconoscimento normativo pieno della figura dell’amministratore come professionista tecnico-giuridico.
Ciò aprirebbe la strada a:
disciplina deontologica nazionale;
regolamento sanzionatorio centralizzato;
integrazione con Camera di Commercio e Agenzia delle Entrate;
possibilità futura di un vero e proprio Albo Professionale.
Una categoria numerosa e strategica per il Paese necessita di una cornice normativa organica.
Il Registro Unico Nazionale non è solo uno strumento amministrativo, ma un presidio di legalità e una misura evolutiva del settore, con ricadute in termini di:
qualificazione professionale,
trasparenza e concorrenza leale,
tutela del patrimonio immobiliare,
riduzione del contenzioso,
riconoscimento giuridico della professione.
È una riforma non più rinviabile.
Il condominio è un micro–sistema pubblico: merita una governance certificata, controllabile e tecnicamente competente.
L’amministratore di condominio non è soltanto un gestore di beni comuni e un esecutore di delibere assembleari: è una figura professionale che svolge un ruolo chiave nell’equilibrio e nella convivenza condominiale.
Per questo motivo, oltre agli obblighi normativi previsti dal Codice Civile e dalle leggi speciali, l’amministratore è tenuto a rispettare principi deontologici fondamentali che ne guidano l’operato quotidiano.
Cosa si intende per deontologia professionale?
La deontologia è l’insieme di regole etiche e comportamentali che regolano una professione, con lo scopo di tutelare la qualità dei servizi offerti e i diritti di chi ne beneficia. Per gli amministratori di condominio, questi principi si traducono in una condotta trasparente, imparziale, competente e rispettosa delle norme e delle persone.I principali doveri deontologici dell’amministratore
1. Trasparenza e correttezza
L’amministratore ha il dovere di operare in modo chiaro e leale, rendendo conto del proprio operato all’assemblea, curando la tenuta della contabilità e facilitando l’accesso alla documentazione condominiale da parte dei condomini.
2. Imparzialità e neutralità
L’amministratore rappresenta l’intera collettività condominiale e non può favorire singoli condomini o schierarsi in conflitti interni. Deve mantenere una posizione di equilibrio e mediazione.
3. Riservatezza
Deve rispettare la privacy dei condomini e trattare con riservatezza tutte le informazioni acquisite nello svolgimento del suo incarico.
4. Aggiornamento professionale continuo
Ai sensi del D.M. 140/2014, l’amministratore ha l’obbligo di frequentare corsi di formazione periodica, aggiornandosi su normative, giurisprudenza e prassi amministrative.
5. Competenza e diligenza
È tenuto a gestire il condominio con la diligenza del buon padre di famiglia, ponendo attenzione, perizia e tempestività nella gestione delle questioni tecniche, giuridiche e contabili.
6. Conflitto di interessi
L’amministratore deve astenersi dal ricoprire incarichi o assumere decisioni quando si trovi in situazioni di conflitto di interessi, diretti o indiretti, con il condominio o con i condomini.
L’importanza dell’etica nella gestione condominiale
Un amministratore deontologicamente corretto contribuisce a creare un clima di fiducia, prevenire conflitti e favorire una gestione serena e condivisa delle risorse comuni. La deontologia non è solo un codice morale, ma uno strumento di qualificazione e tutela per l’intera comunità condominiale.
Sanzioni e responsabilità
In caso di violazione dei doveri deontologici, l’amministratore può essere oggetto di revoca da parte dell’assemblea o del giudice, oltre che di eventuali azioni legali civili o penali.
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Quarta puntata di PAUSA CONDOMINIO della terza stagione. In studio ospite l’avvocato Isidoro Tricarico presidente della associazione OggiCondominio ed in collegamento l’ Avv. Marco Ribaldone Presidente nazionale della Assocond Conafi, Associazione Italiana Condomini
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Terza puntata di PAUSA CONDOMINIO della terza stagione. In studio ospite l’avvocato Isidoro Tricarico presidente della associazione OggiCondominio c’è il dott. Adolfo Giannini, coordinatore regionale UNAI – Unione Nazionale Amministratori d’Immobili
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Prima puntata di PAUSA CONDOMINIO della terza stagione. In studio ospite l’avvocato Isidoro Tricarico presidente della associazione OggiCondominio è in collegamento il dottor Nicola Ricci presidente del Osservatorio Nazionale Condomini.
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nni, l’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando molti aspetti della nostra vita quotidiana, e il mondo del condominio non fa eccezione. Dalla gestione energetica alla sicurezza, passando per la manutenzione e la comunicazione tra condomini, le tecnologie basate sull’IA stanno migliorando l’efficienza e il comfort degli edifici residenziali. Vediamo come.
Gestione Energetica Intelligente
Uno degli aspetti più innovativi dell’IA applicata ai condomini riguarda la riduzione dei consumi energetici. Grazie a sensori e algoritmi avanzati, i sistemi di gestione degli edifici possono:
Ottimizzare i consumi di luce e riscaldamento in base alla presenza delle persone e alle condizioni climatiche.
Prevedere i picchi di consumo e adattare di conseguenza la fornitura di energia.
Suggerire strategie di risparmio personalizzate per ogni unità abitativa.
L’IA permette quindi di ridurre gli sprechi e abbassare i costi delle bollette per tutti i condomini.
Manutenzione Predittiva e Automatizzata
Grazie all’IA, la manutenzione degli edifici diventa più efficiente e meno costosa. Sistemi di monitoraggio avanzati sono in grado di:
Prevedere i guasti degli ascensori, degli impianti di riscaldamento e delle tubature prima che si verifichino problemi gravi.
Inviare notifiche automatiche all’amministratore e ai tecnici per interventi mirati.
Ridurre i tempi di intervento e i costi di riparazione grazie alla diagnosi preventiva.
Questo significa meno disagi per i residenti e una maggiore durata delle infrastrutture condominiali.
Sicurezza Potenziata con l’IA
La sicurezza è una delle preoccupazioni principali nei condomini. L’intelligenza artificiale offre soluzioni avanzate per:
Riconoscimento facciale e biometrico per l’accesso ai locali comuni, migliorando la sicurezza senza bisogno di chiavi o badge.
Videosorveglianza intelligente capace di riconoscere comportamenti sospetti e avvisare in tempo reale il personale di sicurezza.
Gestione automatizzata delle emergenze, come incendi o fughe di gas, con sistemi che allertano immediatamente i vigili del fuoco o il servizio di manutenzione.
Queste innovazioni aumentano il livello di protezione senza impattare negativamente sulla privacy dei residenti.
Comunicazione e Amministrazione Smart
L’IA sta rivoluzionando anche il modo in cui i condomini comunicano e gestiscono la vita comunitaria. Tra le innovazioni più utili troviamo:
Chatbot e assistenti virtuali per rispondere a domande sui regolamenti condominiali, prenotare spazi comuni o segnalare problemi.
Piattaforme intelligenti di gestione condominiale che semplificano il pagamento delle spese, la prenotazione di servizi e l’invio di segnalazioni all’amministratore.
Sistemi di votazione online con IA, che facilitano la partecipazione alle assemblee e migliorano la gestione delle decisioni collettive.
Questi strumenti aiutano a ridurre conflitti e migliorare la convivenza tra i residenti.
Automazione degli Spazi Comuni
Nei condomini più innovativi, l’IA viene utilizzata per ottimizzare l’uso degli spazi comuni, come giardini, palestre o sale riunioni.
Sistemi di prenotazione automatizzata evitano sovrapposizioni e migliorano la gestione delle risorse.
L’IA può adattare l’illuminazione e la climatizzazione in base alla presenza di persone, aumentando il comfort e riducendo i consumi.
I robot per la pulizia e la manutenzione possono garantire ambienti sempre ordinati e igienizzati senza interventi umani costanti.
Tutto questo rende la vita condominiale più comoda e organizzata.
Conclusione: Il Condominio del Futuro È Già Qui
L’intelligenza artificiale sta trasformando il condominio in un ambiente più sicuro, efficiente ed ecosostenibile. Se da un lato l’adozione di queste tecnologie richiede un investimento iniziale, dall’altro offre vantaggi economici e pratici per tutti i residenti.
Con il continuo sviluppo dell’IA, possiamo aspettarci che i condomini diventino sempre più automatizzati, sostenibili e interconnessi, migliorando la qualità della vita di chi ci abita.
In molti si chiedono quali siano le cause condominiali nelle quali l’amministratore agisce d’ufficio, ossia senza preventiva autorizzazione assembleare, e soprattutto quali siano quelle in cui si avanzano contestazioni legate al difetto di legittimazione attiva.
In tema di legittimazione attiva dell’amministratore di condominio, la giurisprudenza ha delineato con precisione i confini entro i quali l’amministratore può agire senza necessità di autorizzazione assembleare. Secondo l’articolo 1130, comma 1, n. 4, del Codice Civile, l’amministratore ha il potere di compiere atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio. Questo include la possibilità di promuovere azioni giudiziarie volte alla tutela delle parti comuni, come le azioni possessorie per la reintegrazione nel possesso di tali parti.
Tuttavia, la legittimazione dell’amministratore a promuovere l’azione di responsabilità ex art. 1669 c.c. nei confronti del costruttore, a tutela dell’edificio nella sua unitarietà, non si estende, in assenza di mandato rappresentativo dei singoli condomini, alla proposizione di azioni risarcitorie relative ai danni subiti nelle unità immobiliari di proprietà esclusiva.
Queste eccezioni vengono avanzate se si ravvisano gli estremi per poter fare: eccepire la carenza di legittimazione, giusto per farlo (es. in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 63 disp. att. c.c.), non ha senso ed è indice di impreparazione o, forse peggio, di azione dilatoria.
In un’articolata causa risolta dalla Corte di Cassazione con al sentenza n. 26849 del 29 novembre 2013, s’è nuovamente affrontato il tema della legittimazione attiva dell’amministratore di condominio in relazione al concetto di atti conservativi: per quali motivi l’amministratore può far causa ad un condomino (o ad un terzo) al fine di conservare lo stato di fatto e di diritto dell’immobile da egli gestito.
La Corte, nella pronuncia in esame, ha precisato che il riferimento agli artt. 1130 n. 4 e 1131 c.c. riguarda quelli in vigore prima dell’entrata in vigore della riforma del condominio (le vecchie norme si applicano a tutte le cause iniziate prime del 18 giugno 2013).
Ai fini pratici, c’è da dire, cambia poco: sul punto le norme sono sostanzialmente invariate.
Le controparti del condominio, fin dal primo grado, chiedevano venisse accertata la carenza di legittimazione attiva dell’amministratore in quanto lo stesso aveva agito senza mandato assembleare. Nel grado di appello si vendevano data ragione in relazione a quelle riguardanti lo scantinato. La Corte di Cassazione, che ha posto la parola fine alla contesta, ha ritenuto queste doglianze infondate e, come si dice in gergo, cassato con rinvio la sentenza per le parti ritenute illegittime.
Non è stato così per le vetrate. In particolare – si legge in sentenza – con riguardo alla suddetta azione relativa alle vetrine, è stato affermato (cfr. Cass. n. 9378 del 1997; Cass. n. 24391 del 2008 e, da ultimo, Cass. n. 14626 del 2010) che, ai sensi degli artt. 1130, primo comma, n. 4), e 1131 c.c. (“ratione temporis” applicabili, nella versione antecedente alla novellazione intervenuta per effetto della legge 11 dicembre 2012, n. 220), l’amministratore del condominio è legittimato, senza necessità di una specifica deliberazione assembleare, ad instaurare un giudizio per la rimozione di aperture abusive eseguite, sulla facciata dello stabile condominiale, da taluni condomini, in quanto tale atto, essendo diretto a conservare il decoro architettonico dell’edificio contro ogni alterazione dell’estetica dello stesso, è finalizzato alla conservazione dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio“.
È importante notare che, in alcune situazioni, l’amministratore necessita di una delibera assembleare valida per agire in giudizio, soprattutto quando l’azione non ha una mera finalità conservativa ma implica questioni più complesse o che esulano dalle sue attribuzioni ordinarie.
In sintesi, la legittimazione attiva dell’amministratore di condominio è riconosciuta per le azioni volte alla conservazione e tutela delle parti comuni dell’edificio, mentre per altre tipologie di azioni, specialmente quelle riguardanti le proprietà esclusive dei singoli condomini, è necessaria una specifica autorizzazione assembleare o un mandato da parte dei proprietari interessati.
Al riguardo è utile rammentare quanto affermato dalla Corte di Cassazione. Secondo i giudici di piazza Cavour, che varie volte si sono espressi in questo modo ” affinché possa operare, ai sensi dell’art. 1117 c.c., il cosiddetto diritto di condominio, è necessario che sussista una relazione di accessorietà fra i beni, gli impianti o i servizi comuni e l’edificio in comunione, nonché un collegamento funzionale fra primi e le unità immobiliari di proprietà esclusiva.
Pertanto, qualora, per le sue caratteristiche funzionali e strutturali, il bene serva al godimento delle parti singole dell’edificio comune, si presume – indipendentemente dal fatto che la cosa sia, o possa essere, utilizzata da tutti i condomini o soltanto da alcuni di essi – la contitolarità necessaria di tutti i condomini su di esso” (così, ex multis, Cass. 21 dicembre 2007 n. 27145).
Resta, poi, sovrano il contenuto dei così detti titoli (atti d’acquisto o regolamenti contrattuali). Si badi: per quanto in molte pronunce si afferma che i titoli sono in gradi vincere “la presunzione di condominialità” di un bene le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno chiarito che la “locuzione « presunzione di condominialità» ex art. 1117 c.c. debba essere intesa in modo atecnico ed improprio per cui i beni indicati nella norma codicistica sarebbero comuni a meno che non risultino di proprietà esclusiva in base a un titolo idoneo (regolamento contrattuale, atti di acquisto delle singole unità immobiliari, usucapione ecc.) (Cass., SS.UU. civ., n. 7449/1993).
Tornado ai beni condominiali esempio, classico e plastico, di bene non inserito nell’elencazione di cui all’art. 1117 c.c. ed intorno al quale spesso si litiga è il giardino antistante o retrostante l’edificio: bene comune o pertinenza delle singole unità immobiliari.
La risposta non può prescindere da un esame dei luoghi e dei documenti. In una recente sentenza la Corte di Cassazione ha affermato che ” al di là delle oggettive risultanze documentali verificate negli atti di alienazione degli immobili (leggasi atti d’acquisto n.d.A.), il giudice di appello si è conformato al condivisibile principio già espresso dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 14528 del 2000), alla stregua del quale deve considerarsi ammissibile una pertinenza in comunione al servizio di più immobili appartenenti in proprietà esclusiva ai condomini della pertinenza stessa, dal momento che l’asservimento reciproco del bene comune (accessorio) consente di ritenere implicitamente sussistente la volontà dei comproprietari di vincolare i beni accessori comuni a favore delle rispettive proprietà esclusive (beni principali)” (Cass. 5 dicembre 2013, n. 27302).
Vale la pena evidenziare un aspetto: come accadde nel 2000, con riferimento ad una parte comune (nel caso di specie il giardino) non si parla semplicemente di bene funzionale e strumentale alle unità immobiliari ma di pertinenze; queste, per definizione, sono ” le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa” (art. 817, primo comma, c.c.).
Non solo servizio ma anche ornamento, un qualcosa in più della mera relazione tra principale ed accessorio. Che la Corte di Cassazione intenda allargare il novero delle cose comuni non solamente alle cose funzionali ma anche a quelle ornamentali? Così fosse anche la piscina dovrebbe, in mancanza di indicazioni scritte, essere considerata sempre e comunque bene condominiale.
Cambiare le tabelle millesimali in condominio: cosa sapere
Le tabelle millesimali sono fondamentali per determinare la ripartizione delle spese condominiali, ma cosa fare se sono sbagliate o non più adeguate? Ecco come si può procedere:
1️⃣ Quando si possono modificare? Le tabelle possono essere cambiate in caso di:
Errori materiali o di calcolo.
Mutamenti significativi nella struttura o nell’uso delle unità immobiliari.
2️⃣ Chi decide? La modifica delle tabelle richiede il consenso unanime dell’assemblea, salvo il caso di errore o cambiamenti oggettivi, dove può essere sufficiente una deliberazione con maggioranze più basse (secondo l’art. 69 delle disposizioni attuative del Codice Civile).
3️⃣ Il ruolo del tecnico Un professionista abilitato, come un ingegnere o un geometra, può ricalcolare i millesimi e presentare la nuova proposta.
Consiglio: Se pensi che le tabelle millesimali del tuo condominio non rispecchino più la realtà, inizia con un confronto in assemblea e valuta di coinvolgere un esperto.
Hai avuto esperienze con la modifica delle tabelle millesimali? Scrivici alla nostra mail redazione@oggicondominio.blog oppure scrivicelo nei commenti!
Manutenzione del Lastrico Solare: Un’attenzione che fa la differenza! ☀️
Il lastrico solare è una parte fondamentale del nostro condominio: non è solo una copertura, ma un elemento essenziale per la protezione dell’intero edificio.
Perché è importante la manutenzione?
Prevenire infiltrazioni e danni strutturali.
Garantire l’efficienza energetica, soprattutto se ospita pannelli solari.
Salvaguardare il valore dell’immobile e il comfort abitativo.
♂️ Come possiamo prendercene cura?
Controlli periodici della pavimentazione e delle guaine impermeabili.
Pulizia regolare di scarichi e canalizzazioni.
Interventi tempestivi in caso di segni di usura o problemi.
Investire in manutenzione significa evitare spese impreviste e vivere in un ambiente sicuro. Condividiamo questa responsabilità per il bene di tutti i condomini!
Hai domande o vuoi saperne di più? Parliamone nei commenti!
Scrivici alla nostra mail redazione@oggicondominio.blog oppure segui la nostra trasmissione Pausa condominio … E buon condominio a tutti!
Stai cercando di far annullare una riunione di condominio? Ecco i passaggi chiave da seguire:
1️⃣ Verifica l’irregolarità: Controlla se la convocazione non rispetta i termini di legge o del regolamento condominiale, come:
– Notifica inviata troppo tardi (meno di 5 giorni di preavviso).
– Ordine del giorno non chiaro o incompleto.
– Convocazione non inviata a tutti i condomini.
2️⃣ Raccogli prove: Conserva email, raccomandate o documenti che dimostrano le irregolarità.
3️⃣ Segnala al presidente dell’assemblea o all’amministratore: Puoi farlo prima della riunione o presentare una contestazione formale durante la stessa.
4️⃣ Richiedi un annullamento legale: Se la riunione si tiene comunque e vengono prese decisioni, puoi contestarle rivolgendoti a un avvocato o al tribunale (entro 30 giorni).
Ricorda: Una comunicazione chiara e rispettosa è sempre la chiave per gestire i conflitti condominiali.
Se hai dubbi, consulta il regolamento condominiale o chiedi il supporto di un professionista!
Hai mai avuto problemi con una riunione di condominio? Condividi la tua esperienza nei commenti!
🚦 Il Codice della Strada: un impegno per tutti, una sicurezza per ciascuno 🚗
Rispettiamo il Codice della Strada non solo per evitare multe, ma soprattutto per proteggere le nostre vite e quelle degli altri. Ogni regola ha un motivo, ogni segnale è un promemoria per guidare con responsabilità.
🔹 Limiti di velocità: perché la strada non è una pista. 🔹 Cinture di sicurezza: un piccolo gesto che salva grandi vite. 🔹 Rispetto dei pedoni e dei ciclisti: sono gli utenti più vulnerabili. 🔹 Stop al telefono alla guida: una distrazione può cambiare tutto.
📢 Guidare con rispetto e prudenza è un atto di civiltà! Non dimentichiamoci che la strada è di tutti e la sicurezza comincia dalle nostre scelte.
Chi salva una vita, salva il mondo intero. Oggi, facciamo la differenza: rispettiamo il Codice della Strada!
️ Perché l’indicazione analitica del compenso dell’amministratore di condominio è fondamentale?
Quando si sceglie un amministratore di condominio, è essenziale che la proposta di incarico includa una chiara indicazione analitica del compenso. Ma perché è così importante?
Trasparenza e fiducia Un compenso dettagliato permette ai condomini di sapere esattamente per cosa stanno pagando. Questo favorisce un rapporto basato sulla fiducia e riduce le incomprensioni.
Rispetto delle normative L’art. 1129 del Codice Civile richiede che il compenso sia specificato in modo chiaro. Una proposta generica o ambigua potrebbe addirittura invalidare la nomina dell’amministratore!
Chiarezza nei servizi Con un’indicazione analitica, è più semplice distinguere le attività ordinarie incluse nel compenso fisso da eventuali spese straordinarie. Questo aiuta a prevenire spiacevoli sorprese in futuro.
Affidarsi a un amministratore che rispetta questi principi significa tutelare il proprio condominio e assicurarsi una gestione professionale e trasparente.
Prima di approvare, verificate sempre i dettagli!
Termini di Applicabilità delle Tabelle Millesimali in Condominio
Sai qual è il ruolo delle tabelle millesimali e quando possono essere modificate? Scopriamo insieme alcuni punti chiave:
Cosa sono le tabelle millesimali? Sono strumenti che determinano la quota di partecipazione di ciascun condomino alle spese comuni, calcolata in base al valore proporzionale dell’unità immobiliare rispetto all’intero edificio.
Quando si possono modificare? Le tabelle millesimali si modificano solo in casi particolari, come:
Errore nella redazione originale
Cambio di destinazione d’uso o alterazione significativa delle unità immobiliari ️
Cosa dice la legge? Secondo l’Art. 69 delle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile, una modifica delle tabelle richiede l’unanimità dei condomini, salvo situazioni che giustifichino una rettifica.
Chi decide? L’assemblea condominiale ha un ruolo cruciale, ma per interventi più complessi è necessario il supporto di tecnici qualificati e, in alcuni casi, una sentenza del tribunale.
Conclusione: Le tabelle millesimali sono uno strumento importante per la vita condominiale, ma devono essere utilizzate e aggiornate con attenzione, sempre rispettando le norme.
Ricordiamo il nostro appuntamento tutti i giorni su Delta TV canale 83 del digitale terrestre alle ore 14.10 con PAUSA CONDOMINIO 📺 I nostri ospiti pronti a dare le migliori risposte ai problemi condominiali! 🛠️🔐👫 Non perdere nessuna puntata per essere preparato al meglio nel tuo condominio! Ti aspettiamo!😉 …e buon condominio a tutti!