Una gioia indescrivibile, un’emozione che porterò sempre con me!
Ricevere il Primo Premio del concorso “Il Condominio Letterario” è stato un momento davvero speciale, capace di ripagare l’impegno, la passione e le emozioni racchiuse in ogni parola del mio racconto.
Il condominio non è soltanto un insieme di muri, scale e appartamenti: è uno straordinario microcosmo umano, fatto di incontri, conflitti, solidarietà, fragilità e storie che meritano di essere raccontate.
Questo riconoscimento assume per me un significato ancora più profondo perché si inserisce nel percorso che mi ha portato a scrivere “L’Italia in Condominio”, un libro nel quale ho cercato di raccontare il nostro Paese proprio attraverso la realtà condominiale. Il condominio, infatti, è uno specchio autentico dell’Italia: ne riflette i cambiamenti sociali, le difficoltà quotidiane, le contraddizioni, ma anche la capacità delle persone di confrontarsi, collaborare e costruire comunità.
Sono profondamente felice e onorato per questo riconoscimento, che mi incoraggia a continuare a scrivere e a raccontare, con autenticità, quel piccolo grande mondo che è il condominio.
Ringrazio di cuore la giuria, gli organizzatori del concorso e tutte le persone che hanno condiviso con me questa bellissima serata. Dedico questo premio a chi mi sostiene ogni giorno e a tutti coloro che credono nel valore della cultura, della scrittura e delle idee.
Un ringraziamento speciale a tutta la redazione di Benvenuti in Condominio in particolar modo ad Andrea Leta e Giuliani Giulia Nicora per avermi coinvolto in questa esperienza e soprattutto alla Regione Lombardia per aver regalato al mondo del condominio un grande momento di condivisione culturale.
Colgo l’occasione infine per ringraziare tutti gli amici del caffè Palombini, che da oltre un anno stanno condividendo un progetto importante di trasformazione della categoria degli amministratori di condominio per il bene non soltanto degli amministratori ma soprattutto di tutti i condomini.
L’ultimo ringraziamento è per mia moglie per avermi spinto a scrivere un libro che avevo in mente ma grazie alla sua determinazione sono riuscito a mettere nero su bianco!
Oggi porto a casa una targa, ma soprattutto un’emozione immensa. Grazie!
L’approvazione della delega per la riforma dell’ordinamento forense rappresenta un passaggio importante per l’evoluzione della professione di avvocato. Tra le novità più significative emerge la riduzione delle incompatibilità, con un’apertura verso lo svolgimento di alcune attività e l’assunzione di incarichi finora considerati incompatibili.
Per chi opera nel settore condominiale, questa è una notizia di particolare interesse.
Da anni si discute dell’apparente incompatibilità tra la professione di avvocato e quella di amministratore di condominio. Un dibattito che ha spesso generato incertezze interpretative e decisioni non sempre uniformi.
L’amministratore di condominio è un professionista della gestione, mentre l’avvocato è un professionista del diritto. Due figure che, soprattutto nei condomìni più complessi, possono integrarsi e offrire un valore aggiunto ai cittadini, nel pieno rispetto dei principi di indipendenza, trasparenza e deontologia.
Se il legislatore ha scelto di ampliare le attività compatibili con l’esercizio della professione forense, è il momento di affrontare definitivamente anche la questione del rapporto tra avvocatura e amministrazione condominiale, superando interpretazioni ormai non più in linea con l’evoluzione del mercato professionale.
Le competenze giuridiche sono oggi sempre più indispensabili nella gestione dei condomìni: contenzioso, mediazione, privacy, sicurezza, appalti, recupero del credito e responsabilità civile richiedono una preparazione specialistica che può rappresentare un valore per i condomini.
L’auspicio è che questa riforma possa aprire finalmente la strada a un chiarimento definitivo, riconoscendo che l’attività di amministratore di condominio, se svolta nel rispetto delle regole deontologiche e senza conflitti di interesse, non costituisce un limite ma un’opportunità di crescita per la professione forense.
Il futuro delle professioni passa attraverso competenze multidisciplinari, non attraverso incompatibilità ormai anacronistiche.
Avv. Isidoro Tricarico Segretario Nazionale RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari
L’approvazione al Senato del disegno di legge delega per la riforma di quindici Ordini professionali rappresenta un passaggio importante per il mondo delle professioni italiane. Il provvedimento punta a modernizzare gli Ordini, valorizzarne il ruolo sociale ed economico, aggiornare le attività riservate e semplificare l’esercizio delle professioni.
Eppure, ancora una volta, gli amministratori di condominio restano fuori da questo processo di riforma.
Una professione senza Ordine, ma con enormi responsabilità
L’amministratore di condominio gestisce oggi patrimoni immobiliari dal valore di milioni di euro, amministra bilanci sempre più complessi, coordina imprese e professionisti, garantisce il rispetto di norme sulla sicurezza, sulla privacy, sull’efficienza energetica e sulla gestione economica degli edifici.
È una figura che assume responsabilità civili, fiscali e, in molti casi, anche penali.
Nonostante questo, continua a essere una professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013 sulle professioni non organizzate in Ordini o Collegi.
Perché gli amministratori non rientrano nella riforma?
La risposta è principalmente giuridica.
Gli Ordini professionali sono istituiti esclusivamente per professioni considerate di interesse pubblico, nelle quali l’iscrizione all’Albo costituisce requisito indispensabile per esercitare l’attività.
L’amministratore di condominio, invece, svolge un’attività privata disciplinata principalmente dall’art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del Codice civile e dal D.M. 140/2014, che stabilisce i requisiti di formazione iniziale e di aggiornamento periodico.
In sostanza, il legislatore continua a ritenere sufficiente questo sistema, senza prevedere un Ordine professionale.
Una scelta che oggi mostra tutti i suoi limiti
Negli ultimi anni il ruolo dell’amministratore è profondamente cambiato.
La gestione della transizione energetica, delle comunità energetiche, della sicurezza degli edifici, dell’intelligenza artificiale applicata agli immobili, della digitalizzazione e dei bonus edilizi richiede competenze sempre più elevate.
A ciò si aggiunge un altro problema: non esiste un registro pubblico nazionale degli amministratori professionisti.
Di conseguenza:
i condomini faticano a verificare chi possieda realmente i requisiti professionali;
le istituzioni non dispongono di dati ufficiali sulla categoria;
permane il rischio di abusivismo professionale;
manca un sistema uniforme di controlli e trasparenza.
La proposta di RE-COND
Proprio per colmare questo vuoto normativo, RE-COND propone da tempo l’istituzione del Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio (RUNAC).
Non si tratta di creare un nuovo Ordine professionale, ma di introdurre uno strumento capace di garantire:
trasparenza;
qualificazione professionale;
verificabilità dei requisiti;
tutela dei condomini;
contrasto all’abusivismo;
maggiore riconoscimento istituzionale della professione.
Una riforma incompleta
La modernizzazione delle professioni non può fermarsi ai quindici Ordini interessati dalla riforma.
In Italia milioni di cittadini vivono in condominio e affidano ogni giorno la gestione del proprio patrimonio a professionisti che svolgono un ruolo strategico per la sicurezza degli edifici e la qualità della vita.
Ignorare questa realtà significa perdere un’importante occasione di modernizzazione del Paese.
È tempo che anche la professione dell’amministratore di condominio trovi finalmente il giusto riconoscimento normativo, attraverso strumenti adeguati alla sua evoluzione e alle responsabilità che oggi è chiamata ad assumere.
L’intervento dell’avvocato Isidoro Tricarico, Segretario nazionale RE-COND, sulla riforma dell’edilizia all’esame della Camera
La discussione parlamentare sulla riforma della disciplina edilizia sta entrando in una fase particolarmente delicata. Il disegno di legge delega per il nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni interviene, tra gli altri aspetti, sulla classificazione delle difformità, sulla regolarizzazione degli abusi storici, sulle procedure di sanatoria, sullo stato legittimo degli immobili e sulla semplificazione dei titoli edilizi.
Un tema che, secondo l’avvocato Isidoro Tricarico, Segretario nazionale RE-COND, non può però essere affrontato senza considerare una realtà che riguarda milioni di cittadini: il condominio.
«Il dibattito sulle sanatorie edilizie – sottolinea Tricarico – non può limitarsi al rapporto tra il singolo proprietario e la Pubblica Amministrazione. Quando l’immobile si trova all’interno di un condominio, qualsiasi intervento di regolarizzazione può avere conseguenze anche sulle parti comuni e sui diritti degli altri condòmini».
Il rischio è creare una sanatoria “a metà”
Il problema nasce dalla particolare natura del patrimonio immobiliare italiano.
Un’abitazione non è sempre un’entità isolata. In un condominio, una modifica realizzata all’interno di una singola unità immobiliare può interessare, direttamente o indirettamente, facciate, strutture, balconi, impianti, scarichi, parti comuni e persino le tabelle millesimali.
«È necessario – spiega il Segretario nazionale RE-COND – distinguere chiaramente la regolarizzazione amministrativa dell’abuso dagli effetti che quella regolarizzazione può produrre nei rapporti privatistici e condominiali. Una pratica edilizia definita dal Comune non può automaticamente risolvere tutte le problematiche che possono esistere nei confronti degli altri proprietari».
La distinzione tra condono e sanatoria è, del resto, fondamentale: il condono è uno strumento straordinario e derogatorio, mentre la sanatoria ordinaria opera nell’ambito delle condizioni previste dalla normativa edilizia.
Chi informa il condominio?
È proprio su questo punto che, secondo Tricarico, occorre intervenire nella fase legislativa.
«Immaginiamo – afferma – un proprietario che regolarizzi una modifica realizzata molti anni prima. Se quella modifica riguarda anche una parte comune, quali sono gli obblighi di comunicazione nei confronti del condominio? Qual è il ruolo dell’amministratore? Come vengono tutelati gli altri condòmini? E cosa succede se la modifica incide sulla sicurezza, sull’estetica dell’edificio o sulla ripartizione delle spese?»
Sono interrogativi che non possono essere lasciati alla successiva interpretazione dei tribunali.
La riforma dovrebbe invece prevedere procedure chiare, capaci di coordinare il procedimento edilizio con la realtà condominiale.
L’amministratore non deve diventare un tecnico urbanistico
Tricarico chiarisce anche un punto fondamentale.
«Non chiediamo che all’amministratore vengano attribuite competenze che non gli appartengono. L’amministratore non è un ingegnere, un architetto né un funzionario comunale e non deve certificare la conformità urbanistica di un immobile».
«Chiediamo, però – prosegue – che venga riconosciuto il suo ruolo di soggetto centrale nella gestione dell’edificio, perché è l’amministratore che si trova quotidianamente a gestire le conseguenze delle trasformazioni edilizie, a convocare le assemblee, a conservare la documentazione condominiale e a coordinare i rapporti con tecnici, imprese e proprietari».
È questa esperienza concreta che, secondo RE-COND, dovrebbe essere portata all’attenzione del legislatore.
La parola alle associazioni degli amministratori
Il punto politico sollevato dal Segretario nazionale RE-COND è quindi molto preciso: le associazioni degli amministratori di condominio devono essere ascoltate durante l’iter della riforma.
«Non chiediamo – precisa Tricarico – che la categoria degli amministratori venga privilegiata rispetto alle altre professioni. Chiediamo semplicemente che venga ascoltata».
Secondo il Segretario nazionale, il confronto dovrebbe coinvolgere amministratori, associazioni di categoria, professionisti tecnici, giuristi, Comuni e rappresentanti delle istituzioni.
«Chi scrive una norma deve sapere come quella norma verrà applicata nella vita reale. E nel settore condominiale questa conoscenza non può prescindere da chi amministra quotidianamente gli edifici».
Semplificare sì, ma senza generare nuovo contenzioso
La riforma dell’edilizia nasce anche dalla necessità di semplificare una materia che negli anni è diventata estremamente complessa. Il disegno di legge delega prevede infatti un riordino delle difformità edilizie, procedure più uniformi e interventi sulla regolarizzazione degli abusi storici.
Ma la semplificazione, avverte Tricarico, non deve trasformarsi in una nuova fonte di contenzioso.
«Il rischio – afferma – è quello di approvare norme apparentemente semplici che, una volta arrivate nei condomìni, producano invece nuovi conflitti tra proprietari».
E il problema non è teorico.
Un intervento edilizio può modificare superfici, destinazioni, volumetrie, accessi o utilizzi dell’immobile. In determinati casi può quindi rendere necessario affrontare anche questioni relative alla documentazione condominiale, alla sicurezza, alla ripartizione delle spese e, dove ne ricorrano i presupposti, alle tabelle millesimali.
«Il condominio deve entrare nell’agenda della riforma»
Per RE-COND, dunque, il tema delle sanatorie rappresenta anche un’occasione per aprire una riflessione più ampia sul ruolo del condominio nelle politiche abitative.
«Per troppo tempo – conclude Tricarico – abbiamo assistito a riforme della casa nelle quali il condominio sembrava quasi non esistere. Eppure gran parte del patrimonio edilizio italiano è organizzato proprio in forma condominiale».
«Se vogliamo davvero modernizzare il patrimonio immobiliare italiano, dobbiamo partire dalla realtà. E la realtà è che dietro una pratica edilizia non c’è soltanto un proprietario: spesso c’è un intero edificio, una comunità di condòmini e un amministratore che dovrà gestire concretamente gli effetti di quella normativa».
L’appello di RE-COND
L’avvocato Isidoro Tricarico, a nome della RE-COND, lancia quindi un appello alle istituzioni:
«Prima di approvare definitivamente norme che riguardano il patrimonio immobiliare italiano, ascoltate chi quel patrimonio lo gestisce ogni giorno. Le associazioni degli amministratori di condominio devono essere coinvolte nel confronto parlamentare sulla riforma dell’edilizia e sulle sanatorie».
Una richiesta che non nasce dalla volontà di difendere una categoria, ma dalla necessità di costruire norme più semplici, più chiare e soprattutto concretamente applicabili.
Perché una buona legge non è soltanto quella che risolve il problema sulla carta: è quella che non crea, domani, un nuovo problema nei milioni di condomìni italiani.
Tre giornate di formazione, confronto e crescita professionale dedicate al presente e soprattutto al futuro dell’amministrazione condominiale.
Il programma scientifico del Primo Congresso Nazionale RE-COND nasce con un obiettivo preciso: affrontare, con relatori di qualificata esperienza professionale, i temi che oggi incidono concretamente sull’attività dell’amministratore.
⚖️ Diritto condominiale, mediazione e arbitrato, sicurezza nei cantieri, responsabilità dell’amministratore, adempimenti fiscali e giuridici, ristrutturazione condominiale, mercato energetico, verifiche e controlli, gestione dello stress e rapporti con i condomini: un percorso formativo multidisciplinare che mette insieme competenze giuridiche, tecniche, fiscali e gestionali.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alle grandi sfide che attendono la categoria: professionalizzazione, sicurezza degli edifici, transizione energetica, digitalizzazione, innovazione e nuove responsabilità nella gestione del patrimonio immobiliare.
🎓 Il programma formativo del 1° e 2 ottobre è valido ai sensi del D.M. 140/2014 per l’anno 2026, con 16,30 ore complessive.
Il 3 ottobre sarà invece la giornata del Congresso Nazionale RE-COND: un momento fondamentale per la vita associativa, con le relazioni del Presidente e del Segretario Nazionale, il confronto sul D.M. 140/2014, sulla Legge 4/2013, sul RUNAC – Registro Unico Nazionale Amministratori di Condominio, sulla sicurezza, sull’innovazione e sulla programmazione 2026/2027, fino alle votazioni per il rinnovo delle cariche associative.
📍 Taranto – Delfino Hotel Taranto, HO Collection 📅 1 – 2 – 3 ottobre 2026
RE-COND vuole costruire una comunità di amministratori sempre più preparati, qualificati e consapevoli del ruolo sociale ed economico che sono chiamati a svolgere.
Un Congresso non soltanto per parlare dei problemi della professione, ma per elaborare insieme proposte e soluzioni.
Il tema degli affitti brevi torna al centro del dibattito europeo. Come emerge anche dalle recenti anticipazioni sulla possibile disciplina UE, si va verso una maggiore possibilità per le amministrazioni locali di intervenire nelle aree caratterizzate da forte pressione turistica e abitativa.
Ma c’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: l’impatto della crescita delle locazioni brevi sulla vita e sull’amministrazione dei condomìni, soprattutto nei centri storici e nelle grandi città a vocazione turistica.
Roma, Firenze, Venezia, Milano, Napoli, Bari e molte altre città vedono interi fabbricati nei quali appartamenti originariamente destinati alla residenza vengono utilizzati, stabilmente o frequentemente, per soggiorni di pochi giorni.
Per l’amministratore di condominio questo fenomeno può tradursi in una gestione molto più complessa. Non è la locazione breve in sé a costituire necessariamente un problema, quanto la concentrazione e la continua rotazione degli occupanti all’interno degli edifici.
Aumentano così le questioni legate all’utilizzo delle parti comuni, agli accessi di persone estranee al fabbricato, alla sicurezza, al rispetto degli orari e del regolamento condominiale, ai rumori, all’utilizzo degli ascensori, alla gestione dei rifiuti e, in alcuni casi, ai maggiori costi connessi alla più intensa utilizzazione dei servizi comuni.
C’è poi il tema della sicurezza degli accessi. Key box, serrature elettroniche, codici temporanei e sistemi di self check-in stanno modificando concretamente le modalità con cui si entra negli edifici. È quindi necessario trovare un equilibrio tra il diritto del proprietario di utilizzare economicamente il proprio immobile e quello degli altri condòmini alla sicurezza e alla tranquillità dell’edificio.
Il condominio non può diventare il grande assente
L’eventuale introduzione di nuovi strumenti europei e nazionali per regolamentare le aree sottoposte a maggiore pressione turistica non dovrebbe riguardare soltanto Comuni, proprietari, piattaforme digitali e operatori turistici.
Occorre ascoltare anche chi questi immobili li amministra ogni giorno.
Gli amministratori di condominio sono infatti tra i primi soggetti a raccogliere le conseguenze pratiche dei cambiamenti nell’utilizzo degli appartamenti: segnalazioni, contestazioni, problemi di convivenza, necessità di verificare i regolamenti e richieste di intervento sulle parti comuni.
La futura regolamentazione dovrà inoltre confrontarsi con un principio fondamentale: il diritto di proprietà e la possibilità di utilizzare il proprio immobile non possono essere compressi arbitrariamente, ma devono essere contemperati con la tutela della sicurezza, della destinazione degli edifici e dei diritti degli altri proprietari.
Per questo servono norme chiare, uniformi e concretamente applicabili. Non possiamo lasciare agli amministratori il compito di risolvere, condominio per condominio, conflitti che derivano da un fenomeno economico e sociale ormai strutturale.
RE-COND: «Gli amministratori devono essere coinvolti»
Come RE-COND – Rete degli Amministratori Condominiali e Immobiliari, riteniamo necessario che nel confronto istituzionale sugli affitti brevi venga riconosciuto anche il ruolo delle associazioni rappresentative degli amministratori.
La questione non può essere ridotta allo scontro tra turismo e residenza. Esiste un terzo livello, quello della convivenza condominiale, che riguarda milioni di cittadini e che rischia di diventare sempre più complesso nelle città ad alta densità turistica.
Regolamentare gli affitti brevi significa quindi anche chiedersi come cambierà il condominio delle nostre città.
E su questo gli amministratori professionisti devono poter avere voce.
RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari Per una gestione professionale, sicura e moderna del condominio.
Un premio che onora il mio impegno per la cultura del condominio.
Ricevere un riconoscimento nell’ambito della seconda edizione del concorso nazionale “Il Condominio Letterario” rappresenta per me motivo di autentico orgoglio e di profonda gratitudine.
Desidero ringraziare la testata “Benvenuti in Condominio”, promotrice dell’iniziativa, la giuria e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della cerimonia di premiazione, svoltasi il 13 settembre nella prestigiosa cornice della Fiera di Varese.
Questo premio assume per me un significato particolare perché riconosce il valore della scrittura come strumento di conoscenza, approfondimento e cambiamento. Il condominio, infatti, non è soltanto un insieme di edifici, norme e adempimenti: è un luogo nel quale si incontrano persone, diritti, responsabilità, conflitti, solidarietà e differenti modi di vivere la comunità.
Da avvocato e studioso della materia condominiale, ho sempre cercato di raccontare questo mondo andando oltre il dato puramente tecnico. Scrivere di condominio significa, in fondo, raccontare una parte importante della società italiana, affrontandone i problemi ma anche individuando nuove prospettive per una gestione più moderna, competente, trasparente e rispettosa delle persone.
Dedico questo riconoscimento a tutti coloro che condividono con me questo percorso: ai colleghi, agli amministratori di condominio, ai professionisti, alle associazioni e a quanti credono nella formazione e nella necessità di costruire una nuova cultura dell’abitare.
Un ringraziamento particolare va a chi, attraverso il confronto quotidiano, le esperienze professionali e le tante storie vissute negli edifici italiani, continua a offrirmi occasioni di studio, riflessione e crescita.
Questo premio non rappresenta un punto di arrivo, ma uno stimolo a proseguire con ancora maggiore entusiasmo nel lavoro di ricerca, divulgazione e proposta. Il condominio merita di essere raccontato e studiato perché, dietro ogni porta, assemblea o controversia, si trova sempre una storia umana.
Grazie di cuore agli organizzatori del concorso “Il Condominio Letterario” per questo importante riconoscimento e per aver dato spazio e voce a un settore che riguarda la vita quotidiana di milioni di italiani.
Come segretario nazionale RE-COND e fondatore del centro studi OGGICONDOMINIO, nonché della Isidoro Tricarico Academy, ringrazio tutti gli amici associati per portare avanti insieme un progetto di cultura e di rilancio dell’intera categoria degli amministratori di condominio.
A presto l’uscita de “L’Italia in condominio” per continuare ad analizzare insieme i problemi le vicende e le dinamiche che riguardano il mondo del condominio in Italia.
Essere presenti a Condominio in Fiera significa condividere idee, esperienze e visioni per un settore che ha bisogno di competenza, formazione e soprattutto di una nuova cultura della professionalità.
Ogni occasione di confronto è un’opportunità per crescere e contribuire a dare maggiore valore al ruolo dell’amministratore di condominio.
Con passione, competenza e responsabilità. Sempre dalla parte della professionalità.
RE-COND: «La casa resta centrale nella ricchezza delle famiglie italiane. Servono amministratori sempre più preparati a gestire una proprietà diffusa e socialmente diversificata».
Il mercato immobiliare italiano sta attraversando una trasformazione che riguarda direttamente anche il mondo del condominio.
I dati riportati nell’analisi pubblicata sulla stampa economica mostrano un fenomeno particolarmente interessante: la proprietà della casa si sta ampliando anche tra le famiglie appartenenti alle fasce di reddito più basse, passando, nel periodo considerato, da circa il 54% a oltre il 60%.
È un dato che merita attenzione perché conferma quanto il mattone continui a rappresentare uno dei principali strumenti di costruzione e conservazione del patrimonio delle famiglie italiane.
Ma una proprietà immobiliare più diffusa significa anche un cambiamento della composizione sociale dei condomìni.
DALL’AMMINISTRATORE CONTABILE AL GESTORE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE
Per RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari, questa evoluzione deve portare a una riflessione sulla professione dell’amministratore.
Oggi nello stesso edificio possono convivere proprietari con capacità economiche molto differenti: famiglie che hanno acquistato l’abitazione attraverso un mutuo, pensionati proprietari di immobili acquistati molti anni fa, investitori, giovani proprietari, locatori, immobili destinati agli affitti brevi e nuclei familiari per i quali anche una spesa condominiale straordinaria può rappresentare un problema importante.
L’amministratore si trova quindi sempre più spesso a dover coniugare la conservazione dell’edificio con la sostenibilità economica delle decisioni condominiali.
Pensiamo agli interventi sulle facciate e sulle coperture, agli ascensori, alla sicurezza degli impianti, all’efficientamento energetico, al fotovoltaico, alle comunità energetiche, all’adeguamento tecnologico degli edifici.
Non basta più chiedersi quali lavori siano necessari. Occorre anche programmare quando realizzarli, come finanziarli e come distribuire nel tempo il loro peso economico.
MOROSITÀ E FRAGILITÀ ECONOMICA: UNA DELLE GRANDI SFIDE
L’allargamento della proprietà immobiliare alle fasce economicamente meno forti presenta infatti anche un’altra faccia della medaglia.
Essere proprietari di un’abitazione non significa necessariamente disporre di una elevata liquidità.
Una famiglia può possedere la casa in cui vive e, contemporaneamente, trovarsi in difficoltà davanti a una rata straordinaria di alcune migliaia di euro.
Da qui nasce una delle questioni che nei prossimi anni interesserà maggiormente gli amministratori: la gestione della morosità condominiale senza compromettere l’equilibrio finanziario dell’intero edificio.
Il condominio deve continuare a pagare fornitori, utenze, manutenzioni e lavori anche quando alcuni proprietari incontrano difficoltà.
Per questo diventano fondamentali una corretta programmazione finanziaria, una gestione trasparente del rendiconto, la tempestività nella riscossione delle quote e una maggiore capacità di prevenire le situazioni di insolvenza.
LA CASA È UN PATRIMONIO, MA DEVE ESSERE CONSERVATO
C’è poi un altro aspetto.
L’aumento del numero dei proprietari rende ancora più evidente la necessità di tutelare il valore del patrimonio immobiliare condominiale.
Un appartamento inserito in un edificio scarsamente manutenzionato, energeticamente inefficiente o con problemi strutturali perde inevitabilmente parte del proprio valore.
L’amministratore diventa quindi sempre più un soggetto chiamato non soltanto a pagare fatture e convocare assemblee, ma a programmare la conservazione e la valorizzazione dell’immobile nel medio e lungo periodo.
Ed è proprio qui che si giocherà una parte importante del futuro della professione.
RE-COND: SERVE UN NUOVO MODELLO DI AMMINISTRATORE
Il mercato immobiliare sta cambiando. Cambiano i proprietari, cambiano le modalità di utilizzo degli appartamenti, cambiano le tecnologie e aumentano gli obblighi legati alla sicurezza e alla transizione energetica.
Non può quindi rimanere immutata la figura dell’amministratore di condominio.
RE-COND ritiene necessario puntare sempre più sulla formazione professionale, sulla qualificazione, sulla digitalizzazione e sulla capacità di programmare la gestione economica e tecnica degli edifici.
Perché se la casa continua a rappresentare una delle principali forme di ricchezza delle famiglie italiane, chi è chiamato ad amministrare gli edifici nei quali questa ricchezza è custodita assume una responsabilità economica e sociale sempre maggiore.
Il condominio non è soltanto un insieme di appartamenti. È una parte fondamentale del patrimonio delle famiglie italiane. E amministrarlo bene significa contribuire a proteggerne il valore.