La riforma degli Ordini professionali dimentica ancora gli amministratori di condominio
L’approvazione al Senato del disegno di legge delega per la riforma di quindici Ordini professionali rappresenta un passaggio importante per il mondo delle professioni italiane. Il provvedimento punta a modernizzare gli Ordini, valorizzarne il ruolo sociale ed economico, aggiornare le attività riservate e semplificare l’esercizio delle professioni.
Eppure, ancora una volta, gli amministratori di condominio restano fuori da questo processo di riforma.
Una professione senza Ordine, ma con enormi responsabilità
L’amministratore di condominio gestisce oggi patrimoni immobiliari dal valore di milioni di euro, amministra bilanci sempre più complessi, coordina imprese e professionisti, garantisce il rispetto di norme sulla sicurezza, sulla privacy, sull’efficienza energetica e sulla gestione economica degli edifici.
È una figura che assume responsabilità civili, fiscali e, in molti casi, anche penali.
Nonostante questo, continua a essere una professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013 sulle professioni non organizzate in Ordini o Collegi.
Perché gli amministratori non rientrano nella riforma?
La risposta è principalmente giuridica.
Gli Ordini professionali sono istituiti esclusivamente per professioni considerate di interesse pubblico, nelle quali l’iscrizione all’Albo costituisce requisito indispensabile per esercitare l’attività.
L’amministratore di condominio, invece, svolge un’attività privata disciplinata principalmente dall’art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del Codice civile e dal D.M. 140/2014, che stabilisce i requisiti di formazione iniziale e di aggiornamento periodico.
In sostanza, il legislatore continua a ritenere sufficiente questo sistema, senza prevedere un Ordine professionale.
Una scelta che oggi mostra tutti i suoi limiti
Negli ultimi anni il ruolo dell’amministratore è profondamente cambiato.
La gestione della transizione energetica, delle comunità energetiche, della sicurezza degli edifici, dell’intelligenza artificiale applicata agli immobili, della digitalizzazione e dei bonus edilizi richiede competenze sempre più elevate.
A ciò si aggiunge un altro problema: non esiste un registro pubblico nazionale degli amministratori professionisti.
Di conseguenza:
- i condomini faticano a verificare chi possieda realmente i requisiti professionali;
- le istituzioni non dispongono di dati ufficiali sulla categoria;
- permane il rischio di abusivismo professionale;
- manca un sistema uniforme di controlli e trasparenza.
La proposta di RE-COND
Proprio per colmare questo vuoto normativo, RE-COND propone da tempo l’istituzione del Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio (RUNAC).
Non si tratta di creare un nuovo Ordine professionale, ma di introdurre uno strumento capace di garantire:
- trasparenza;
- qualificazione professionale;
- verificabilità dei requisiti;
- tutela dei condomini;
- contrasto all’abusivismo;
- maggiore riconoscimento istituzionale della professione.
Una riforma incompleta
La modernizzazione delle professioni non può fermarsi ai quindici Ordini interessati dalla riforma.
In Italia milioni di cittadini vivono in condominio e affidano ogni giorno la gestione del proprio patrimonio a professionisti che svolgono un ruolo strategico per la sicurezza degli edifici e la qualità della vita.
Ignorare questa realtà significa perdere un’importante occasione di modernizzazione del Paese.
È tempo che anche la professione dell’amministratore di condominio trovi finalmente il giusto riconoscimento normativo, attraverso strumenti adeguati alla sua evoluzione e alle responsabilità che oggi è chiamata ad assumere.

